Itinerario 3

-Mountain bike: Anello di San Salvatore

Dall’abitato di Albosaggia Centro ,  partono due strade , che salgono agli alpeggi principali. La prima, che si imbocca dalla piazza del municipio, conduce alla località Campelli. La seconda, che parte sotto la piazza, porta a San Salvatore. Potremmo anche partire da qui con la bicicletta, se abbiamo nelle gambe un buon allenamento. Dobbiamo comunque imboccare quest’ultima, che, subito dopo il ponte sul torrente Torchione, si stacca sulla sinistra dalla strada principale, che invece scende verso la frazione Torchione passando proprio a fianco delle mura del castello Paribelli. La strada per san Salvatore è, nel primo tratto, piuttosto stretta, ma poi si allarga e sale ai bei maggenghi di Ca’ de Moi e delle Meriggio01Foppe. Lasciata sulla nostra sinistra la deviazione per Albosaggia vecchia, raggiungiamo, a 775 metri, le case di S. Antonio, dove si trova una bellissima chiesetta, il cui restauro è terminato nell’estate del 2002. Continuiamo a salire, sul fianco orientale della valle del Livrio, superato il maggengo di Ca’ dei Pesc raggiungiamo il tratto finale della strada per San Salvatore. La pendenza della strada si fa più ripida e l’asfalto lascia il posto al fondo in cemento. La permanenza di tratti innevati anche fino alla primavera avanzata può rendere problematico il transito di normali autoveicoli: in tal caso vale la pena di percorrere a piedi quest’ultimo tratto. Alla fine raggiungiamo un bivio: scendendo a destra, su una stradina sterrata, ci portiamo ad un piccolo parcheggio nei pressi del ponte sul torrente della valle della Chiesa, dove possiamo lasciare l’automobile. Superato il ponte, solo un breve tratto pianeggiante ci separa dalla piazza antistante la chiesetta di San Salvatore (m. 1311). Si tratta di una delle più antiche chiese del versante orobico, in quanto risale al VI secolo e testimonia l’importanza della valle del Livrio, una delle più frequentate vie di comunicazione fra Valtellina e versante orobico bergamasco fin dall’alto Medioevo. Poco prima della chiesa, sulla sinistra, ecco il primo dei rifugi che l’anello ci farà toccare, il Saffratti, che può costituire, al suo termine, anche un ottimo punto di appoggio per il ristoro e l’eventuale pernottamento. Torniamo ora indietro, al bivio, ed imbocchiamo la pista che conduce alla sommità dei prati, in località Alla Ca’ (m. 1434). Qui troviamo dei cartelli che indicano la partenza di un bel sentiero, segnalato anche da segnavia bianco-rossi, che attraversa un bosco di larici. Se percorriamo l’anello come escursionisti, sfruttiamolo; altrimenti proseguiamo la salita lungo la pista, per staccarcene quando, dopo un ultimo tornante sinistrorso, si dirige decisamente verso sinistra. Smontiamo di sella ed imbocchiamo il sentierino (segnavia bianco-rossi), salendo fino a quota 1700, dove lascia il bosco e risale, ripido e diritto, un’erta radura, lasciando alla propria destra un paio di baite, fino ad un bivio segnalato da cartelli, dove dobbiamo prendere a destra. Dopo aver percorso un breve tratto, riconosciamo facilmente la partenza di un sentiero pianeggiante, che segue un canale di gronda che si addentra sul fianco orientale della valle del Livrio. Possiamo rimontare in sella ed in pochi minuti raggiungiamo una bella baita, sulla sinistra del sentiero: si tratta di un bivacco sempre aperto, il bivacco Baita della Calchera (m. 1830), di proprietà del comune di Albosaggia, luogo ideale per una sosta ristoratrice, ed anche ricovero provvidenziale in caso di improvviso peggioramento delle condizioni meteorologiche. Se, terminata la sosta, proseguissimo sul sentiero che comincia a salire effettuando una lunga traversata del fianco sinistro (per chi sale) della valle, raggiungeremmo, alla fine, il lago di Publino ed il rifugio Caprari, dopo aver attraversato alcune gallerie scavate nella roccia (una delle quali richiede una torcia elettrica, perché, nella sezione centrale, la visibilità si azzera). Ma riserviamo questa soluzione per un’altra volta (magari per il giorno successivo, dopo aver pernottato al rifugio Saffratti) e spingiamo la bicicletta su per un’ampia radura che si stende alle spalle del bivacco, seguendo una traccia di sentiero che ne raggiunge il limite superiore di destra, portando, in breve, all’alpe di Camp Cervè (m. 1954). La bella conca dell’alpe è adagiata ai piedi del pizzo Campaggio (m. 2502). Presso le due baite dell’alpe ritroviamo anche la strada sterrata che abbiamo lasciato imboccando il sentiero dopo il tornante sinistrorso: la strada, infatti, dopo aver effettuato un giro più lungo, termina proprio qui. Seguiamo ora questa strada, che ci permette di risalire in sella e che sale per un breve tratto, valicando il facile crinale che separa l’alpe dalla bellissima ed ampia conca il cui limite inferiore è occupato dal lago della Casera (m. 1920), al quale sale anche il sentiero da cui ci siamo staccati sulla destra per imboccare il canale di gronda che porta al bivacco baita della Calchera. Rimanendo sulla strada, senza scendere al laghetto, raggiungiamo le baite che si trovano a sud-est dello specchio d’acqua. L’ultima di queste baite, riconoscibile anche per il pannello solare sul tetto, è il terzo dei rifugi che incontriamo lungo l’escursione, il rifugio Baita Lago della Casera (m. 1966).Continuiamo a seguire la strada, lasciamo alle nostre spalle la conca della Casera e, proseguendo verso nord-est, raggiungiamo una conca ancora più ampia, quella delle Zocche, dove troviamo, in rapida successione, tre bellissimi laghetti, nei quali si specchia il pizzo Meriggio. Il più grande dei laghetti delle Zocche è quello centrale (m. 2061), e, dopo averlo raggiunto, abbiamo di fronte due possibilità: proseguire salendo al passo di Portorella (m. 2123), per poi scendere all’alpe Meriggio, oppure scendere al quarto dei rifugi, il bivacco baita dei Sciüch. Per raggiungere il bivacco dobbiamo scendere di sella e perdere quota, sfruttando un ben visibile corridoio erboso che si apre, fra radi larici, in direzione sud-ovest, sotto il più grande dei laghetti delle Zocche. A questo punto l’escursione sta volgendo al termine: per chiudere l’anello non ci resta che scendere ancora, fino a riguadagnare la strada sterrata che, percorsa verso sinistra, ci riporta alla conca delle Zocche e di qui a san Salvatore. Ripercorrendo a rovescio il primo pezzo dell’escursione torniamo, dopo circa cinque-sei ore di comodo cammino, a San Salvatore. Se, invece di prendere a sinistra, ci dirigiamo a destra, raggiungiamo l’alpe Meriggio. Qui troviamo una seconda strada che sale direttamente all’evidente sella posta fra il pizzo Meriggio e la punta della Piada. Possiamo scendere all’alpe e tornare a san Salvatore seguendo la pista verso sinistra. Se però abbiamo lasciato l’automobile nel centro di Albosaggia, ci conviene prendere in direzione opposta, a destra, salendo per un tratto e cominciando una lunga discesa che ci porta alla località Campelli (m. 1316). Dai Campelli parte una comoda strada asfaltata che ci porta all’automobile. In questo caso abbiamo percorso un anello completo, che merita di essere chamato “Anello dei maggenghi ed alpeggi di Albosaggia”.

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